CERTE VOLTE (HAVE A NICE S. VALENTINE’S DAY!)

Certe volte i giorni passano cosi velocemente che e’ gia’ passato un mese.
Certe volte, sembra che tutto fili liscio, cosi’ liscio che provo a non respirare per paura che quella farfalla che batte le ali in Africa, crei un tornado nella mia vita.
Certe volte, quell’inquietudine che mi porto dentro, sembra placarsi e lasciare il posto ad un momento di stasi.
Certe volte invece mi sento sola, nonostante intorno a me i bambini facciano una confusione che nemmeno un tornado a bassa quota eguaglia.
Certe volte mi sento davvero fortunata ad averti vicino, cosi vicino che mi conosci quasi piu’ tu di come mi conosco io.
E certe volte mi dimentico che se mi abbracci troppo forte mi manca il respiro e mi ci addormento dentro in quell’abbraccio, pensando che a volte bisogna seppellire l’ascia di guerra e fidarsi di chi ti stringe forte, perche’
certe volte non tutti vogliono rubarti l’anima.

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TU CHE SEI DI ME LA MIGLIOR PARTE

I figli sono una benedizione caduta dal cielo (dicono).
Io i figli me li sono proprio cercata, non e’ proprio piovuto un bel niente dal cielo (dico).
Un adolescente terstarda e sconclusionata l’ho adottata; il bambino sapiente l’ho fortemente voluto e avuto con la fecondazione. Il piccolo che sorride e’ arrivato su un aereo di linea e noi lo aspettavamo.
I miei figli sono tutti stati voluti. Nonostante mi facciano arrabbiare e imbestialire. Nonostante a volte mi venga l’istinto di girare l’auto e andare dall’altra parte del mondo. Nonostante tutto questo i miei figli sono di me la miglior parte.
Ho chiesto a mia mamma come diavolo ha fatto a mantenere una famiglia con un solo stipendio e a crescere tre adolescenti umorali.
Mia mamma dice che erano tempi diversi, che allora ci si riusciva economicamente, e cosi poteva lavorare solo mio padre e lei poteva stare a casa a seguirci, perche’ avere tre figli quasi coetanei richiedeva tempo e dedizione.
Poi mia mamma dice che non eravamo nemmeno cosi terribili, ma secondo me sbaglia. Secondo me con l’eta’ gli si e’ offuscata un po’ la memoria.

Perche’ ad esempio, mia sorella Ilaria, l’ha fatta penare non poco con la scuola. Dalla seconda superiore e’ sempre stata rimandata a settembre in almeno tre materie.
A quei tempi si usava cosi con tre materie non sufficienti venivi rimandata a settembre e con quattro bocciata; adesso no, adesso se hai dei debiti (cosi li chiamano) vai a scuola qualche settimana prima e studi per recuperarli. Poi ti fanno una sorta di esamino farsa e se lo superi passi alla classe successiva.
Ai tempi in cui andavamo a scuola noi, se avevi le materie insufficienti intanto te ne stavi chiusa in casa in punizione tutta l’estate a studiare e a settembre andavi a farti reinterrogare su tutto il programma in cui eri carente e se non lo sapevi proprio bene, non solo rischiavi di non andare nella classe successiva, ma anche di tornare a casa e che i genitori ti dicessero:

“Bene, visto che non hai voglia di studiare, ora te ne vai a lavorare”.
Invece mia madre, nonostante mia sorella venisse rimandata costantemente ogni anno in tre materie con voti che andavano dall’ 1 al 3, le diceva:
“Bene, non hai fatto il tuo dovere studiando in inverno, adesso studi tutta l’estate e rimedi!”.
E mia sorella tutti i settembre rimediava.
E cosi per quattro lunghi lunghissimi anni della sua carriera studentesca, finche’ in un lontanissimo 1992 diede l’esame di maturita’ che supero’ col minimo dei voti. Quel giorno tornando a casa mise tutti i libri che aveva collezionato in quegli anni di superiori dentro ad uno scatolone e gettandoli nel cassonetto dei rifiuti esclamo’: “Bene, ora che ho finito, non tocchero’ mai piu’ un libro in vita mia”.

Ma siccome Dio se esiste e’ sicuramente un gran burlone, qualche anno dopo le fece avere un figlio che a scuola non era proprio il primo della classe, e cosi mia sorella di libri ne riprese in mano tanti, ma tanti, ma tanti

E poi ad esempio, io. Non e’ che sono proprio stata una stinco di santa di figlia.
Insomma, a 18 anni me ne andai a studiare e vivere a Bologna e loro erano tranquilli. Non si chiedevano che amicizie ci frequentavo la’ in citta’, io che provenivo da un Paesello di 2000 anime, ne’ se a scuola ci andavo.
Si fidavano.
Se penso a mia figlia, che a 18 anni e’ rimasta incinta cosi’ tanto perche’ gli piaceva uno, forse davvero ha ragione mia mamma che erano tempi diversi.
Poi pero’ ripenso a quando di anni ne avevo 25, che partii da sola per un viaggio in Messico con un biglietto di sola andata o a quando la chiamai da Roma che lei pensava fossi al lavoro e le dissi “Sono a Roma, non so bene quando torno, ma torno”.
E vogliamo parlare del fatto che ogni anno le presentavo un mio fidanzato che aveva un nome diverso?!

E mia sorella Virna, che dopo il diploma aveva iniziato a insegnare (a quei tempi la Siss non esisteva proprio) e ad un certo punto della sua carriera rinuncio’ all’insegnamento per fare la cameriera in un ristorante, vogliamo parlare almeno di questo?!

Ma mia mamma ricorda che non eravamo cosi terribili, quindi lasciamogliela ricordare cosi.
O forse e’ solo che anche noi eravamo di lei la miglior parte.

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IL CUORE E’ UN OLOGRAMMA

Capita spesso che i bambini prima di dormire mi chiedano di raccontargli una favola. Il problema è che le le favole che posso raccontare io non sono sicuramente adatte a dei bambini così piccoli; infondo che ne possono sapere io di favole e lieti fine.
Io che una volta credevo in quella favola che si chiama amore.
Io che una volta c’ho pure provato a far andare tutto bene ed arrivare a lieto fine.
Io che dopo 7 anni è andato tutto a p*****e, e che il lieto fine non c’è stato. Anzi c’è stato un gran patatrac.
Insomma io le favole non le so proprio raccontare.
Non perché non ci credo più, ma perche’ credo nei punti di vista, nelle prospettive diverse.
Credo che ognuno abbia il suo modo di vedere e vivere le cose, e che nella vita non sia tutto bianco e nero, anzi credo che la scala di grigi si estenda a perdita d’occhio.
Si’, certo, anche io ho i miei punti fissi, i miei ideali e le mie convinzioni.
Come diceva mio nonno, so’ bene che chi nasce tondo non morira’ quadrato, ma penso che col tempo le cose cambiano e solo gli stolti e gli stupidi non cambiano mai idea.
Noi non ce ne rendiamo conto ma, col passare del tempo, inevitabilmente, le nostre esigenze cambiano, cio’ che ci sembrava fondamentale ieri, non lo e’ cosi’ tanto oggi, e diamo importanza ad altre cose.
E forse è per questo che le storie che racconto ai bambini sono tutte un po’ particolari, mutevoli e strambe.
Di quelle che se le senti raccontate oggi capisci una cosa, e se poi te le riracconto domani, ci tiri fuori l’esatto contrario.
Ma mio figlio non demorde e continua a chiedermi di raccontargli delle favole.
Me lo chiede la sera prima di andare a dormire.
Me lo chiede la mattina mentre andiamo in auto verso l’asilo.
Me lo chiede la domenica quando rientro con le braccia rotte dal turno al ristorante, che quasi non ho piu’ il fiato per parlare, ma al mio bambino che mi dice “Mamma, mi sei mancata per tutto questo tempo” io non so dire di no.

Stamattina per esempio, ci ho provato a inventare una storia bella, con un bel lieto fine, e ho iniziato a raccontargli la storia di Cristoforo Colombo che tanti tanti tanti anni fa quando ancora non c’erano le automobili e nemmeno i treni, aveva deciso di fare il giro del mondo verso le Indie, partendo con tre caravelle che la regina di Spagna gli aveva regalato.
Cammina cammina cammina o meglio navigando navigando navigando arrivo’ in una terra in cui cresceva della frutta che non avevano mai visto prima, come le banane, le ananas e i pomodori e così decide di portarne a casa un po’ per farle assaggiare ai suoi amici.

“Mamma però con la nave ci voleva tanto tempo ad arrivare a casa e quando ci arrivo’ tutte le banane erano diventate marce immagino”

“Credo proprio di si’ Giacomo” gli rispondo. E li’ capisco come i punti di vista e le cose importanti siano davvero soggettivi. Che ad un bambino di 4 anni non gliene puo’ davvero fregare niente che Cristoforo Colombo abbia scoperto Le Americhe, a lui interessa che le banane marciscono se le porti con la nave e che allora e’ meglio portarle con un mezzo piu’ veloce o lui non le puo’ mangiare a merenda poi.
E allora penso che tutto nella vita e’ soggettivo, e che l’amore e’ un ologramma, di quelli che ti fanno sembrare vero cio’ che stai guardando, e che quell’ologramma rappresenta un ideale che noi ci immaginiamo, e che nessuno puo’ scalfire, nonostante tutto. E penso anche che ognuno abbia il suo ologramma amoroso, che ognuno si immagini l’amore a modo suo, finche’ quella rappresentazione in 3d ci fa battere il cuore. Perche’ il cuore stesso e’ un ologramma. Perche’ l’amore e’ un ologramma.

“Mamma mi riracconti la storia delle tre caramelle e di quell’uomo che aveva ammaccato le banane?”

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VENERDI’ SANTO

Per fortuna che oggi e’ venerdi.
Non ne posso piu’.
Alzati, vestiti, lavati (almeno i denti), i capelli non te li pettini mai figurati stamattina.
Svegliatevi bimbi che facciamo tardi”
Ora tocca ai bambini.
Prelevane uno, togligli il pigiama, togli il pannolino, una passata di salvietta e voila’, e’ come nuovo.
Preleva l’altro, svestilo dal pigiama, togli il pannolino anche a lui, salvietta e via.
“Vestitevi bimbi che facciamo tardi”
“Ecco bambini, non potete uscire cosi, fa freddo James; si’ Giacomo che piove, ok gli stivali di gomma, ma siete nudi!”
Prendili, vestili e ora andate a lavare i denti.
“Ma mamma non abbiamo ancora fatto colazione, perche’ dobbiamo lavarci i denti?”
Prendi una briosh vuota di quelle col lievito naturale e lo zucchero di canna e niente olio di palma, perche’ alla salute delle creature bisogna starci attenti, aprila a meta’ e riempila con una tonnella di nutella all’olio di palma.
“Adesso andatevi a lavare i denti pero’, cosi il dentifricio si mischia ben bene al sapore della nutella“.

Per fortuna che oggi e’ venerdi, che e’ stata una settimana davvero difficile, che e’ venerdi’ santo.


Venerdì Santo, stanchi di gente, siamo in un buio fatto di niente
Venerdì Santo, anche l’amore sembra languore di penitenza
Venerdì Santo, muore il Signore, tu muori amore fra le mie braccia,
poi viene sera resta soltanto dolce un ricordo: Venerdì Santo…
(Francesco Guccini)

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LE FASI DELLA VITA

Arrivera' l'estate anche per te, e' solo una questione di stagioni e di tempo. O di persone. (Odissea)

L’altro giorno in spiaggia ho scambiato due chiacchere con un trentenne mio vicino di ombrellone. Era appena rientrato da un viaggio a Lanzarote fatto con due amici. Molto simpatico, stava studiando per l’abilitazione per diventare avvocato ma si era ritagliato quella vacanza per prendersi un attimo di respiro e dimenticare una ragazzetta di cui si era invaghito e che si divertiva invece a giocare con lui come fa il gatto col topo.
Mi diceva che se a trent’anni frequenti le ventenni, succede cosi, che queste mica sanno cosa vogliono dalla vita, sono nella fase della studentessa universitaria squattrinata che vuole divertirsi, ma non avendo una indipendenza economica, rompono le pelotas al trentenne che si vuole invece accasare, mentre loro a vent’anni vogliono una relazione aperta e minchiate varie.
Poi dice, succede che queste si laureano e subentra la fase successiva, cioe’ quella in cui si rendono conto che con quella laurea in belle arti al massimo ci possono andare a fare i madonnari che disegnano coi gessetti sui marciapiedi. E quindi sono ancora piu’ scazzate e ti piantano il muso ogni volta che tu gliela chiedi e iniziano a dire che han bisogno di stare da sole per riflettere.
Poi arriva la fase successiva, che e’ quella in cui si rendono conto che per campare bisogna comunque lavorare e allora accettano un lavoro qualunque come cassiera alla coop e cosi, ancora piu’ scazzate, ti mandano a raccogliere le ortiche e si innamorano perdutamente del primo latin lover che passa.
Percio’ mi diceva il ragazzo, tanto valeva saltare a piedi pari dai venti ai quarant’anni, eta’ in cui cessano le sofferenze e si puo’ trovare un po’ di tranquillita’ emotiva.

Ed era ieri che compivo 18 anni. E pure io ho avuto le mie fasi.
Anzi, nel percorso della crescita personale citata sopra, di fasi se ne sono susseguite un bel po’, che le dita di una mano non bastano a contarle. Ad esempio il primo bacio, io quasi non mi ricordo piu’ a chi l’ ho dato.
Pero’ mi ricordo di quel bacio dato in piedi, durante un concerto punk, spiaccicati al muro di una discoteca piena di fattoni e un ubriaco che mi vomitava di fianco; e mi ricordo anche di quel bacio dato in un cesso, che allora ti pareva facesse tanto atmosfera. E quell’altro su una panchina che pareva di baciare un cane.
E chissa’ quanti altri non ne ricordo, ma non importa.

E solo chi capisce che in questa vita terrena i fatti si susseguono in modo ondulatorio, un po’ come il terremoto insomma, e che i momenti belli e brutti sono fasi e vanno e vengono, solo chi capisce questo, resta insieme e resta legato da un sentimento. Che poi quel sentimento, chiamatelo come vi pare, anche amore se vi piace.
Insomma, la vita e’ fatta di fasi, e non c’e’ niente da fare, sopravvive chi resiste agli sballottamenti di queste fasi. Quindi non ci si puo’ stupire se il ragazzo con cui limonavi a 18 anni non e’ piu’ lo stesso di ora che ne hai 45.
E secondo me e’ giusto cosi’. Che la gente cambia, evolve. Acquisisce nozioni, esperienza di vita, e cosi cambia. E quello che pensavi fondamentale a 20 anni magari non ti pare piu’ cosi’ indispensabile a 40.

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DELIRIO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

(Photo: many thanks to Massimiliano Puleo)

Avevo una gran voglia di scrivere.
Da tanto.
Di cose da scrivere ne ho una caterba, perche’ a noi di cose ne accadono a fiumi.
Ma mancava sempre il tempo.
O ero troppo stanca per farlo e con il cervello in pappa da ore e ore di vita quotidiana.
Ed ecco arrivare questa estate calda, in cui noi siamo forse l’unica famiglia a non avere il condizionatore in casa, e in cui dormire e’ diventato difficile.
Sicuramente Greta Thunberg sarebbe fiera di noi, ma il fatto e’ che in questa situazione mi ritrovo spesso in preda all’insonnia notturna o nel dormiveglia in cui la stanchezza mi fa annegare; e cosi’ eccomi a scrivere in queste notti di mezza estate di cio’ che e’ passato nella mia vita, o che sta passando.
Abbiamo festeggiato il compleanno dei bambini. E’ stata una festicciola semplice ma carina. E i bambini si sono divertiti.
Mia sorella mi ha chiesto come mai non c’erano i compagni dell’asilo di mio figlio. E questa cosa e’ un po’ il mio cruccio. Il fatto e’ che noi viviamo lontano dall’asilo che mio figlio frequenta e cosi’ e’ difficile organizzare qualcosa a cui i suoi compagni possano partecipare. La cosa che piu’ mi dispiace e’ che non riusciamo a frequentare nemmeno gli eventi mondani organizzati dalle mamme nei post scuola, in quanto io lavoro a tempo pieno e i nonni tendono a stare in casa il pomeriggio.
A parte questo cruccio, diciamo che va tutto bene.
Ora abbiamo una casa nostra e questo mi fa essere serena almeno da quel punto di vista; un po’ meno piacere mi fa la rata del mutuo che puntualmente e’ da pagare, ma si sa che in questo mondo in cui le banche la fanno da padrone, se non sei ricco e non vuoi vivere per strada negli scatoloni, a qualche compromesso bisogna pur scendere.
Anche se non ho ancora abbandonato l’idea di comprare una roulotte e vivere in una piazzola, spostandola dal mare alla montagna a seconda del clima.
E cosi avrei risolto anche il problema climatizzatore.
Va beh, voglio rassicurare un eventuale assistente sociale in agguato, che per farlo aspettero’ che i bambini siano maggiorenni e vadano a vivere per conto loro.
Di solito e’ la domenica notte che porta con se i ricordi della mia vita precedente. Forse ne e’ causa la stanchezza accumulata nel week end lavorativo al ristorante.
E’ in quella notte che i miei “non morti” mi trascinano con loro e cercano di ridestare quel buco nero che ogni persona ferita mantiene eternamente dentro di se.
Pero’, ora che e’ passato del tempo, ho imparato a gestirle quelle notti insonni ed ho imparato che nessuno ti può salvare, che ci si salva da soli. E io mi sono salvata da sola.
Ed ho scoperto che valgo, che posso decidere per mio conto se una cosa mi va bene o no ,che al centro della mia vita ci sono io e le persone che amo, che non mi faccio più sabotare dagli altri nè sono in balía loro,che sto procedendo lungo la strada giusta e che ho tutti gli strumenti per difendermi. Ho imparato che in ogni cosa c’è sempre il lato positivo oltre a quello negativo.
Non sono più una bambola “rotta”, nessuno mi deve aggiustare, a quello ci sto pensando io.
E sapete che c’è? che ora quando mi chiedono “come stai’” e io rispondo BENE, lo penso per davvero.
Perche’ sto bene.
Anche senza aria condizionata sto BENE.
Ed a proposito di Greta e di condizionatori, io ho un amico che e’ la persona piu’ speciale del mondo, di quelle che quando hai bisogno, lui c’e’.
E io spero sempre che incontri una persona tanto speciale quanto lo e’ lui, perche’ anche lui possa dire che sta BENE pensandolo per davvero.
E comunque lui fa l’idraulico e in questo periodo sta lavorando come un matto, perche’ la gente soffre il cado.
E questa che vedete nel post e’ la sua foto.

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VITA DA POLPO

Uno studio molto accurato, durato oltre dieci anni, pubblicato dalla Aarhus University in Danimarca, ha evidenziato, scientificamente e strumentalmente, che perdere la persona più cara può davvero “spezzare il cuore”.
Il cuore in realtà non si spezza davvero, ma nelle sue fibre muscolari si innescano una serie di meccanismi enzimatici e neurologici, che in alcuni casi diventano irreversibili e possono scatenare la crisi cardiaca. Per carenza acuta non di potassio o di ossigeno, ma di un elemento vitale chiamato amore.
Insomma, oggi la scienza ci dice che si può davvero morire di crepacuore per amore, e che una rottura traumatica, uno shock devastante o una perdita definitiva possono essere cause emotivamente fatali per un cuore innamorato.

Ora, a parte che io non ho la minima idea di dove sia Aarhus, ho pensato a quando due persone si lasciano, che e’ anche quello un perdere la persona piu’ cara. Perché gli amori, si sa, vanno e vengono, iniziano e finiscono, ma la perdita di un amore è sempre dolorosa, fa soffrire anche a lungo, e a volte fa “star male da morire”.
A volte anche io mi sento il cuore così grosso che mi sembra debba scoppiare da un momento all’altro. Come se dovesse uscire dal petto perche’ li’ dentro non ci sta piu’.
Una volta sono andata anche dal cardiologo a fare l’ elettrocardiogramma; mi disse che il mio cuore era davvero grosso e io dentro di me pensai che beh per forza lo era, con quello che avevo dovuto passare nella mia vita, quel cuore altro che grosso era diventato.
E a volte mi chiedo anche come sono riuscita a sopravvivere a tutto quello che mi è capitato. Eppure sono viva e vegeta.
Non sono morta di dolore quando la mia relazione è finita;
Non sono morta nemmeno di dolore dopo un turno di 12 ore al ristorante.
E sono sopravvissuta persino a tre traslochi e al carattere insopportabile di un’adolescente.
E allora mi ricordo di aver letto non so dove, che il polpo ha tre cuori. Lui si’ che e’ uno ganzo che cosi se un cuore gli finisce ko per il mal d’amore, ti fa una pernacchia e se ne va, che tanto ce ne ha altri due. E pensare che ci sono uomini che di cuore non ne hanno nemmeno mezzo, e lui ne ha tre, ben tre.
E li’ che ho capito che il polipo e’ un essere superiore.
E questo stupisce, perché molti pensano che il polpo in teoria, abbia un cervello più vicino a quello di una lumaca (ed anche qui mi viene da pensare a certi esseri umani con le stesse facoltà cerebrali) e invece e’ un genio.
Intanto ha due, tre tentacoli preferiti tra cui scegliere: ed anche qui se volete parliamo di certi uomini che si stimano dell’unico organo che possiedono e lo usano pure alla cassus.
Poi ha una vista perfetta, probabilmente perchè in acqua i porno non si vedono tanto bene e allora ci si preserva. Molti di loro sono monogami per sempre. E qui non aggiungo altro per non sparare sulla croce rossa.
All’acquario di Seattle un giorno, dentro la vasca, gli addetti notarono una strana sparizione di un bel po’ di squali. Scartata l’ipotesi della malattia decisero di filmare quello che accadeva di notte. Scoprirono che un polipo gigante che viveva li’, di giorno se ne stava li’ con gli occhi fissi di una mucca che guarda i treni passare, e di notte apriva il culetto agli squali come fossero cozze fresche.
Inutile dire che nella prossima vita spero di reincarnarmi in un polpo. Almeno sarò una vincente.
Comunque polipo, con quei tre cuori benedetti cerca di sopravvivere a quella specie di utopia che chiamano amore.

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CIAMBELLONE ALL’ARANCIO

Oggi in ufficio mi sono fatta una tisana, e il profumo che si e’ espanso mi ha riportato alla mente un profumo familiare.

Era l’odore che si sentiva in casa della nonna quando c’era la stufa a legna accesa col piccolo forno incluso, e la nonna cuoceva li’ dentro, nella teglia di ghisa, la ciambella all’arancia, o come lo chiamano qui in Romagna, il ciambellone.
Ecco, a me spiace che i miei figli crescendo non sappiano cosa sia una teglia di ghisa; che ora ci sono le comodissime teglie antiaderenti. La teglia di ghisa invece la dovevi imburrare tutta e spolverare con la farina, prima di colarci dentro l’impasto della ciambella.
Perche’ senza burro e farina, il ciambellone col cavolo che poi lo tiravi fuori dalla teglia di ghisa!
E invece cosi’, con un colpo di maestria, la nonna rigirava a testa in giu’ la ciambella cotta che si staccava che era una meraviglia!
La carta da forno non si usava proprio, che a detta di nonna, poi il ciambellone non si cuoceva sotto e rimaneva troppo bagnato.

Poi noi bambine aspettavamo sempre la ciotola in cui veniva mescolato l’impasto, sperando che ne rimanesse un po’ attaccato nel fondo o ai lati, cosi potevamo raccogliere con le dita quella prelibatezza rimasta e mangiarcela.

Comunque dicevo, che mi spiace che i miei figli crescano senza l’odore della ciambella cotta nel forno a legna.
Quell’odore che sa di nonna.

Mia mamma mi ha detto di essere finalmente riuscita a vendere la casa dei nonni. “Troppe tasse da pagare per tenerci aggrappati a quel ricordo. L’ho venduta a poco” mi ha detto. ” E poi ormai ogniuno di voi ha la sua vita””
Mi ha detto che a comprarla e’ stata una famiglia polacca che lavora li’ vicino. Brave persone mi ha detto.

E allora io penso che sia stato giusto cosi’, che almeno delle brave persone avrebbero vissuto nella casa della nostra infanzia, la casa che i nonni avevano costruito con dedizione e fatica. E mi auguro che quella stufa a legna la usino anche loro, per farci il cimabellone all’arancio per i loro bambini.

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QUEEN ELIZABETH DE NOI ARTRI

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L’altra sera andando verso casa in auto mi sono accorta di una cosa che non avevo mai notato. Lungo la strada che percorro sono da anni radicate le signorine del piacere. Le prostitute insomma.
Ce ne sono per tutti i gusti, grassottelle, filiformi, abbronzate, more, bionde, rosse; e c’è persino un trav con la parrucca che accoglie i clienti sulla biciletta.
La cosa eccentrica è che tutte quante salutavano i passanti con la manina chiusa e il gesto da che fa la regina Elisabetta, quando saluta i suoi sudditi. La cosa mi ha divertito tanto. Anzi, mi ha proprio sollevato la serata dopo una giornata orribile. Dentro di me ho pensato che quel gesto così regale infondo era un modo per elevarsi un po’, perche’ infondo anche loro che li’ erano solo semplici prostitute, nella loro vita privata magari erano la regina di qualcuno, forse di un uomo o di un bambino per cui la mamma e’ sempre una regina. Che poi diciamola tutta: quanta gente maleducata che non saluta c’è a questo mondo!? Loro almeno salutano!
Comunque nel vedere le signorine educate, ho pensato che dovevo comprarmi un reggiseno nuovo, perche’ ho notato che le loro tette stanno un bel po’ piu’ su delle mie, e non che mi interessi avere la loro stessa popolarita’ sociale con gli uomini, ma visto che dopo il parto, le mie boccie sono ridotte a per lo piu’ a due pelli di daino, che a causa del principio della forza di gravita’, vengono attratte dal centro della terra, tanto che a paragone la mela di Newton che dalla torre venne fatta cadere e si sfracello’ a terra con le formiche, mi fa una pippa a me. E niente, siccome ho visto in un negozio un fantastico 3×1 per un reggiseno leopardato e due fluorescenti, che fanno tanto signorina della statale, e che forse mi avrebbero elevato a una single di mezza eta’ con ancora qualche chance, ho pensato che era arrivato il momento di investire quei quattro denari che mi restavano nel portafoglio questo mese dopo un’emorragia di spese infinita che comprendeva di tutto e di piu’.
Oppure con quei soldi potevo comprare i fiori da mettere sul balcone, visto che e’ arrivata la primavera e rientrando a casa, vedo quelle belle casine piene di vasi e vasetti dai fiori colorati.
Ebbene, cosa mai posso avere scelto io?!
Ho comprato i fiori per il balcone.
Va beh dai, arriva l’estate e il reggiseno fa caldo…

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È già il 2019?!

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È tanto che non scrivo. Non che di cose non ne siano successe, anzi…
Come al solito non mi faccio mai mancare niente, e come al solito la mia vita non è mai facile. Il 2018 è stato un anno carico: carico di tante cose, tra cui mattine in continua corsa a macinare chilometri per portare Giacomo a scuola e poi per fiondarmi in azienda; sere in affanno per preparare la cena e mettere a letto i bimbi e ripulire i residui lasciati da due piccole creature e un’adolescente poco cresciuta; fine settimana anch’essi lavorativi al ristorante per far quadrare i bilanci familiari. E due traslochi che si sono aggiunti a quelli passati. E con loro scatoloni e caos.
La Bugatti mi ha abbandonato, e così sono rimasta a piedi poco prima di Natale, tanto per ricordarmi che se a Natale sono tutti più buoni, la sfiga non lo e’ per niente!
È così mentre Gesu’ bambino nasceva, io ero a piedi e anche povera di prima, perché oltre alla rata del mutuo della casa si sarebbe aggiunta anche la rata per la nuova auto.
Ah, non so se ve lo avevo detto, ho comperato un casetta a poco e l’abbiamo risistemata con le nostre mani. Così almeno non dovremo traslocare ogni sei mesi perché nessuno si fida di una mamma single con tre figli.
La casa è carina, i mobili li abbiamo comprati al mercatino dell’usato e sistemati, insomma ho fatto venir fuori il rigattiere che è in me e con buoni risultati a mio parere.
Il posto dove viviamo mi piace molto. Ci sono animali strani come le cicogne, una bella riserva naturale, i bambini che vanno in bicicletta da soli per strada ed il mare ad un paio di chilometri.
La casa è piccola ma graziosa.
Va beh ma di come comprare e sistemare una casa con pochi soldi ve ne parlerò in un altro post.
In ufficio la collega snob con cui avevo discusso si è licenziata e sinceramente la cosa mi ha abbastanza sollevato perché ero un po’ stufa dei suoi giudizi morali e anche del suo modo altezzoso di guardarmi dall’alto in basso. Poi siccome il karma è sempre in agguato, le auguro un futuro felice, ma lontano da me possibilmente.
Cos’altro?!
I bambini stanno bene. Mia figlia mi fa sempre dannare perché parlare con lei e’ come parlare al vento che soffia e porta via e anche se domani compirà 21 anni è come se ne avesse 14.
Abbiamo preso un gattone con noi, si chiama Rambo. È nero, vecchio e spelacchiato e con qualche problema ai reni. Era al gattile e nessuno se lo filava, perché tutti vogliono i gattini appena nati e i gatti vecchi nessuno se li vuole prendere.
Eh, nessuno tranne noi.

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