LIBERA NOS A MALO

A volte mi piace scrivere della mia vita, del mio quotidiano. Ma un po’ perché sono una inguaribile ottimista, un po’ perché di cose brutte già ce ne sono tante, mi piace raccontarla, quella mia vita, rivalutandola, raccontandola più bella, un po’ come si fa di un amore finito quando ci hai fatto pace e ti rendi conto che dir male di un ex significa dir male un po’ anche di te, che ci hai condiviso il letto e il tempo. E allora no, meglio raccontare dei viali, del profumo dei gelsomini durante le passeggiate in cui si camminava mano nella mano, della facilità di perdersi insieme sotto i portici di Faenza, delle passeggiate al tramonto in spiaggia e dei fiumi in cui fare il bagno nonostante l’acqua gelida, e di come ti può sembrare di essere a Parigi anche se non ci sei. E quando mi chiederanno il perché, dirò solo che era finita, che non ci appartenevamo più, che non c’era più dialogo. Che volevamo cose diverse, e guardavamo orizzonti differenti, e che è stato meglio così prima che fosse troppo tardi.
Che poi troppo tardi lo è stato.
Tipo, col ragazzo dagli occhi dolci, ci siamo amati, odiati, ignorati. Per un po’ i ricordi di quel tempo sono stati appannati, offuscati dal troppo odio che ha contraddistinto il periodo che io definisco come il più buio della nostra umanità. Mia e sua intendo.
Lo dico perché siamo arrivati a ferirci reciprocamente in nome di quell’amore che anziché unirci ci ha diviso.
Ancora oggi mi capita di leggere alcune cose che pubblica; molte non le condivido, forse come non le condividevo allora ma le accettavo in nome di quell’amore che dovrebbe elevare a miglior specie qualsiasi essere umano. Vedo che si è sposato, ha un figlio. Insomma anche nel buio più buio qualcosa di buono accade sempre.
E ricordo quando mi disse che le nostre vite erano destinate a rincontrarsi. Parlava con l’incoscienza dei vent’anni.
Ricordo quando, dopo che io e il padre di mio figlio ci lasciammo, mi inviò un messaggio. Diceva “Peccato. Vedendo te avevo creduto che se ne potesse uscire, essendo felici con qualcun altro”. Erano passati piu’ di 15 anni da quando ci conoscemmo.
Non ricordo se gli risposi.
Ero troppo arrabbiata con T.
Ma voglio ricordare solo il bello, perché a volte le cose succedono e basta. E non ci puoi fare niente.
Mio nonno diceva “Il giorno dell’allocco puo’ capitare a tutti”.
A me e’ capitato.
Ho fatto errori grossissimi. Ho ferito persone che amavo e mi amavano.
Non dovrebbe succedere, ma è successo.
Ho avuto la fortuna di avere vicino amici fantastici e fidanzati bravissimi. Non so cosa significhi avere accanto dei farabutti. Con molti di loro sono rimasta in buoni rapporti, altri sono andati. Andati in una vita diversa che non incrocia piu’ la mia.
Voglio ricordarli così.
Come si fa di un amore perduto di cui ricordi solo le cose belle.

Pubblicato in A RUOTA LIBERA, FACCIAMOCI DEL MALE, FILOSOFIA MORALE SPICCIOLA, LA COSA PIU' SIMILE ALL'AMORE CHE IO CONOSCA, ONCE UPON A TIME..., PERLE AI PORCI, RIFLESSIONI, SINGLETUDINE | Contrassegnato , , , , , , , | 6 commenti

BUON COMPLEANNO CHARLES BUKOWSKI (16 agosto 1920 – 9 marzo 1994)

Pubblicato in PERLE AI PORCI | 1 commento

SONO PRONTA PER LA PROVA COSTUME

Sono pronta per la prova costume.
Un paio di settimane fa sono entrata in un negozio per comprare la crema solare. Eh si, abito ancora vicino al mare e quindi quando posso, mi piace andare in spiaggia.
Preferisco il silenzio e le spiagge semideserte al tramonto, ma siccome tutti abbiamo dei peccati da espiare, succede che al mare ci vado a luglio e agosto e sempre in prossimita’ dell’ora di pranzo, cosi oltre ai bagnanti, devo lottare anche con quelli che cercano parcheggio per arrivare a pranzo al ristorante.
Al negozio ho chiesto alla commessa una protezione 50 e lei mi ha adocchiato dicendomi “Ma lei e’ gia’ scurina di carnagione, le basterebbe una 20”
“Si’, e’ vero, ma preferisco una protezione alta vista la mia eta’”
“Invece io le suggerirei una bella crema per la cellulite, non e’ che alla sua eta’ deve lasciarsi andare cosi” mi ha risposto la commessa.

Allora, signorina commessa, volevo dirle un paio di cose.
Per prima cosa alla mia eta’ sono felice di esserci arrivata, e mi creda non e’ cosi scontato arrivarci, se sei una madre single che fa il doppio lavoro perche’ hai tre figli da mantenere e un mutuo da pagare.
Poi, se ci si arriva alla mia eta’, non e’ cosi scontato arrivarci con tutte le rotelle a posto, perche’ oltre ad avere a che fare con le sopraddette creature, c’hai anche a che fare con tutta una serie di persone che ti circondano e che minano costantemente il tuo equilibrio.
Dal covid dovevamo uscirne tutti migliori, ma a quanto pare a migliorare e’ stato solo il livello di follia che pervade gli esseri umani.
Il padre di mio figlio ad esempio nel giro di un mese si e’ risposato ed ha avuto una bimba. O meglio, a me lo ha detto un mese fa. La comunicazione non e’ mai stata il suo forte, ma cosi ora mi ritrovo con un bambino che non sta capendo cosa e’ accaduto e manifesta come puo’ il suo disagio.
Pero’ cara commessa, il bambino di cui parlavo, proprio la settimana scorsa ha finito la scuolina materna che ha frequentato per 3 anni e si e’ diplomato ed a settembre andra’ alla primaria, e io ne sono stata fierissima.
Comunque, di cosa parlavamo?
Ah si, della mia cellulite, vero.
Le volevo raccontare una cosa che mi e’ venuta in mente, tanto lei deve stare qui per la mia cellulite, che vita che fate voi pover
e commesse, pero’.
Comunque senta, quando ero piu’ giovane, tipo trent’anni fa su per giu’, ho passato anni a spalmarmi sulle cosce i fanghi del mar dei sargassi di sti cazzi, ho comprato piu’ cellophane io di quello che ne ha prodotto la domopak, e mi ci sono avvolta che parevo la mummia di Tutankamon.
Ero giovane e stupida allora; pensi che ero convinta che cosi sarei potuta diventare come Nicole Kidman.
Poi e’ arrivata quella pubblicita’ che diceva che “la cellulite e’ una malattia”. Caspita, mi sono detta, sono peggiorata, ora sono pure ammalata!
E giu’ di domopak e fanghi del mar di sti cazzi !
Poi signorina commessa lo sa cosa e’ successo?! E’ accaduto che un giorno sono guarita. Non dalla cellulite, quella ce l’ho ancora, e la sfoggio in tutta la sua bellezza ogni estate al mare.
Sono guarita dalla poca stima che avevo di me stessa, quella che mi aveva fatto credere che fossero gli altri a dovermi giudicare, a potermi dire se ero o no abbastanza bella.
La cellulite, quella non c’entrava niente, la cellulite non e’ meritocratica, ce l’hanno tutte, e non e’ sicuramente quella che designa una donna piu’ o meno bella.
E il cellophane va usato per conservare gli alimenti in frigo, non certo la nostra bellezza.


“La ringrazio, ma mi piace molto la mia cellulite e non potrei farne a meno. Prendo solo la protezione 50 grazie”.

Pubblicato in PERLE AI PORCI | Contrassegnato , , , , , , , , , | 4 commenti

STORIA DI SANTI, SBRONZE ED ANIMALI

Santi.

Come si dice da queste parti, dove clero e stato sono entrambi con la minuscola, di santi ne ho tirati tanti negli ultimi mesi. Questa pandemia non ha certo semplificato la mia vita, che già prima mi pareva già abbastanza complicata. Poi figuriamoci, io che sono sempre stata una che nei bordi ci stava stretta, una che ha passato l’adolescenza in punizione pur di non rispettare delle regole solo perché erano imposte dall’alto. Pure adesso che hanno fatto “via libera tutti”, non ci sto capendo più tanto. Ho capito che si può andare fuori a mangiare perché ho riniziato col lavoro al ristorante. Non ho capito però se il governo dei migliori ha per l’occasione promulgato un dcpm in cui si dice che si inizia a mangiare a colazione e si va avanti ad oltranza fino alle 22.00, perché  al ristorante si inizia alle 10 del mattino a cuocere  delle cozze e non si finisce più, che forse ste cozze se le mangeranno pure a merenda.

Sbronze.

Di sbronze anche, ne ho fatte un bel po’ negli ultimi anni. La più terribile, mia madre ancora me la ricorda ora che ho 48 anni suonati. Io mi ricordo solo che quella notte arrivai a casa da una cena in cui un po’ per sfida un po’ per diletto, assaggiavamo tutte le grappe aromatizzate presenti nel ristorante. Non so bene chi mi riportò a casa, ma di sicuro non ci arrivai sulle mie gambe, visto che per restare in posizione verticale e raggiungere il letto dovevo strisciare lungo le pareti di casa. Mia mamma, poveretta, mi aveva già data per alcolista, se non che quella fu l’ultima volta che mi risvegliai abbracciata al wc.

Perché come diceva sempre mio nonno, “se la fatica supera il gusto, lascia la donna e datti al lambrusco”.

Però li capisco quelli che durante la chiusura si facevano l’aperitivo a casa. Che insomma, se ti ritrovi a stare in casa con due nanetti di 4 e 5 anni, con la TV che propietta cartoni animati dalla mattina alla sera, poi in qualche modo dovrai ben allienarti da quel mondo lì. Insomma che secondo me durante il lockdown eravamo tutti in po’ da anonima alcoolisti.

Animali.

Sono stati du anni difficili. Da quando ho una famiglia in “città” sono i gatti. Abbiamo la colonia felina vicino a casa. E abbiamo adottato tre vecchierelli al gattile. Però tutti e tre ci hanno lasciato, perché forse erano davvero troppo vecchietti quando li ho adottati, a alla fine della fiera sta di fatto che i bambini ci hanno sofferto tanto, tanto che dell’ultima gli abbiamo detto che era andata a vivere in una casa tutta d’oro che stavano costruendo appositamente per lei, per non dirgli che anche lei era morta. Ma ci sono rimasti male lo stesso. E così abbiamo adottato una gattina giovane di 3 anni, sterilizzata che era stata abbandonata per strada dai vecchi proprietari che avevano traslocato. Liza ha detto “La chiamiamo Mascia, perché i gatti russi vivono a lungo, così abbiamo speranza stavolta”.

Sta di fatto che la gatta dopo un mese è scappata dalla finestra lasciata aperta e non tornava. Dopo 10 giorni che ormai io l’avevo data per dispersa eccola lì che mi guardava sul terrazzo di casa con quegli occhioni spalancati che parevo io a 14 anni quando rientravo a casa con due ore di ritardo e mia mamma che  faceva il lancio della ciabatta per darmi il benvenuto.

Va beh poverina, infondo io un po’ la capisco, ci sono giorni in cui anche io me ne scapperei di casa per dieci giorni.

Pubblicato in PERLE AI PORCI | 3 commenti

ARRIVANO I NOSTRI

“Italiani, popolo di Santi, poeti e navigatori” diceva nel 1935 un famoso romagnolo in un discorso che tenne in opposizione alle Nazioni Unite, che avevano condannato l’Italia per l’aggressione all’Abissinia. Quel romagnolo si chiamava Mussolini, e le Nazioni Unite non avevano mica poi tanto torto.
Leggendo in questi giorni le notizie sul disincagliamento nel Canale di Suez della portacontainer ‘Ever Given’, mi verrebbe da dire che noi romagnoli, lo siamo davvero un po’ naviganti, tanto poeti e sicuramente poco Santi.
I FATTI:
Erano più di 15 i rimorchiatori chiamati a soccorso nell’area del Canale, ma negli ultimi giorni si sono aggiunte anche la olandese Al Guard e l’italiana Carlo Magno. Quindi il rimorchiatore italiano era uno tra i tanti nelle operazioni di liberazione del canale di Suez. La Carlo Magno, giunta nel Mar Rosso dopo essere partita da Dubai, ha comprensibilmente catalizzato l’attenzione della stampa tricolore; si tratta di un rimorchiatore d’altura costruito dalla Rosetti Marino di Marina di Ravenna, che grazie alle sue 200 tonnellate di forza trainante ha dato un contributo fondamentale allo sblocco del Canale.
L’INTERPRETAZIONE DI NOI ROMAGNOLI:
Sulla pagina Facebook di un mio conterraneo, mi è capitato di leggere quanto segue.

Mi piace immaginare che sia andata un po’ così:
Sì avvicina un rimorchiatore battente bandiera italiana al canale di Suez, non autorizzato; il controllo marittimo del Canale sorpreso contatta via radio la piccola imbarcazione, per richiedere generalità e motivo della presenza in loco, avvisandola che in caso di mancata risposta avrebbero attivato una soluzione militare armata.
Il comandante Giannetti risponde al controllo marittimo non via radio ma attraverso gli altoparlanti che solitamente sono utilizzati nelle sagre romagnole .
“Sono il Giannetti coi burdel ed Ravena, fat in la’ par piase’ e fa fe’ a chi le bon!”
Senza attendere la replica del controllo marittimo, i marinai lanciano le cime come se dovessero pescare turiste tedesche in vacanza negli anni ’80 , e al segnale di abbordaggio, il Giannetti dice al suo secondo “Daj un po’ ‘d gas!”
I motori della Carlo Magno ruggiscono mentre dagli altoparlanti della nave parte Romagna Mia in onore di uno che di rimorchio sapeva il fatto suo, Raul Casadei.
Un solo attimo di tensione…le funi tese…i fiati sospesi… e poi la Ever Given si disincaglia senza tentennamenti!
Il controllo marittimo resta in silenzio, attonito e incredulo.
Nemmeno il tempo di ringraziarli che il rimorchiatore sta uscendo dal canale con rotta per Italia, che c’è altro da fare, son mica dei pataca loro!
Perché rimorchiare è una cosa seria…”

Pubblicato in PERLE AI PORCI | 2 commenti

SCEMO CHI LEGGE

Giornata un po’ no questa appena passata. Che poi a dire il vero deve ancora finire, quindi ci si può aspettare di tutto.
Allora intanto sabato notte è arrivata l’ora solare, e meno male, così almeno esco dall’ufficio che c’è ancora luce, forse anche sole; forse, ma luce sicuro. E almeno così non ti sembra che la tua vita sia alzarti, lavorare e tornare a dormire. Un po’ di respiro insomma, anche se siamo in zona rossa. Eravamo già abbastanza abbacchiati senza che ci si mettessero anche quelli del governo dei meritevoli a darci il colpo di grazia, rintanandoci nuovamente nel nostro buco col divieto dell’ora d’aria.
Comunque dicevo, è arrivata l’ora solare ed anche la primavera. E per fortuna. Almeno questo influisce positivamente sull’umore di noi umani.
Stanotte non sono riuscita a dormire. Ho avuto il sonno tormentato. Ho sognato pesante, cose brutte. E poi ho russato come un trombone.
Quando stavo col padre di mio figlio, ricordo una lite furibonda in cui preso dal nervosismo di notti insonni, venni accusata di essere una gran egoista, perché col mio russare non lo facevo dormire. Reagii male, molto male. Mi sentii colpita nel mio punto debole. Lo sapevo che stare nello stesso letto con qualcuno che russa come un trattore a due tempi, è davvero una grossa pena.
Ma quel trombone stonato ero io, e quel mio punto debole era al di fuori del mio controllo. Era una cosa che non dipendeva da me, dalla mia forza di volontà. Ero nata così. Il mio nasino così grazioso, produceva quei rumori fuori controllo, e io non potevo farci niente.
Una volta pensai anche di dormire di giorno e restare sveglia di notte, così nessuno se ne sarebbe accorto.
Andai a dormire nel divano per un po’ di giorni, e una notte all’ennesima accusa feci la valigia per andarmene. Poi lui comprò dei tappi di quelli da piscina, e saran stati quelli o forse che l’essere umano poi si abitua un po’ a tutto, le cose andarono meglio.
Si riusciva a dormire senza litigare, senza darci fastidio l’un l’altro a vicenda.
Però io continuavo a sentirmi come quando da ragazzinia si faceva il gioco dei bigliettini, e mi arrivava un bigliettino chiuso e ben ripiegato dal più carino della classe, che lo aprivi lentamente, piena di entusiasmo e speranza, immaginandoti chissà quale poesia o frase da cioccolatino perugina, e invece ci trovavi scritto solo un “scemo chi legge”.
Ecco io continuo a sentirmi così ogni volta che dormo con qualcuno. A disagio e imbarazzata. Ed anche in attesa di quel bigliettino che rovinerà ogni aspettativa con quella scritta così imbarazzante “scemo chi legge”.

Pubblicato in PERLE AI PORCI | 8 commenti

PROFONDO ROSSO

Questa zona rosso profondo mi ha davvero impegnato molto.
Scuole chiuse, asili chiusi e bambini a casa.
E genitori che lavorano.
Il bonus babysitter sembra essere destinato solo ai lavoratori statali. Forse chi lavora nel privato non fa figli per questo governo di meritevoli.
È comunque arrivata la primavera, come tutti gli anni, nonostante Bonaccini abbia deciso che dovevamo essere rossi in Romagna, e questa volta contro la decisione del ministro Speranza che ci voleva solo arancioni.
Bonaccini, potevi farti i cavoli tuoi per stavolta eh!
Sembrano finiti gli ultimi giorni del gelo. Anche i campi lungo la statale che tutti i giorni percorro, e che vengono coltivati dai senegalesi non sono più coperti di ghiaccio spesso. Un po’ di brina sì, ma poca, di quella che si scioglie ai primi raggi.
I senegalesi accendono lo stesso il fuoco, e non so se serva a scaldare la terra o a scaldarsi loro perché si portano addosso il freddo di un inverno passato a lavorare nei campi all’aperto. Le temperature sono ancora basse, però insomma, è primavera, non estate, quindi ci sta. E almeno in questo sembra ci sia un po’ di normalità, in questo periodo dove di normale pare rimasto ben poco.
Anche io in questi giorni mi sento un po’ così, in attesa del primo raggio di sole che mi sciolga un po’ il cuore.
La settimana scorsa è anche caduta un po’ di neve marzolina, così la chiamava mio nonno “la neve marzolina che dura dalla sera alla mattina” diceva.
E così è stato.
Oggi ho sentito che al lavoro parlavano di farci fare il vaccino dal medico del lavoro. Quando si potrà dicevano. Ma non credo sinceramente che sarà tanto presto, visto che a tutt’oggi non sembra ci sia questa gran disponibilità di vaccini in Italia.
Quando si potrà, ma il tipo di vaccino lo sceglie l’azienda.
Magari l’azienda si rivelerà più efficiente della regione Lombardia.
Magari, però mi viene da dire che vorrei almeno poter decidere se mi va bene o no il vaccino che sceglierà, senza incorrere nel rischio di licenziamento se non aderiro’.
Anche se io spero sempre nello Sputnik. Sia ben chiaro, non ho niente contro nemmeno AstraZeneca. Nel Regno Unito sono stati somministrati oltre 11 milioni di dosi, e tra i vaccinati sono stati rilevati 45 casi di trombosi. Sono stati somministrati anche 11 milioni di dosi del vaccino di Pfizer, e sapete quanti sono i casi di trombosi rilevati? 48,3 in più. Ma quello pericoloso tra i due è il vaccino Astrazaeneca, dice la stampa italiana.
Forse il fatto che sia un vaccino brevettato da un Università anziché da una multinazionale del farmaco, e che costi 1/5 degli altri vaccini dovrebbe farci venire qualche dubbio sul fatto che la sua messa al bando sia molto comoda per i produttori dei vaccini concorrenti.
Va beh, comunque arriverà lo Sputnik prima o poi e io lo aspetterò con ansia. A San Marino, poco lontano da qui, ci sono state lunghe file per poterselo fare inoculare. Però pare che sia solo per i cittadini con nazionalità sammarinese.
Che poi diciamolo, per noi che abitiamo a due passi dal mare, le cose non vanno poi così malaccio. La affrontiamo la chiusura di scuole, asili, ristoranti, bar, e riduzione lavorativa in cassa integrazione.
Insomma non è poi così horror qui.

Pubblicato in PERLE AI PORCI | 3 commenti

Avanti con la variante inglese!

#giovedi gnocchi#

Sono passati anni da quando ero una studentessa che andava alle superiori in corriera e ritornava a casa in autostop.
Da allora ne ho cambiate di cose.
Ho cambiato, paese, città, provincia.
Ho cambiato titolo di studi, professione, Ral.
Ho cambiato frequentazioni, amicizie, relazioni e stato civile.
Ho cambiato gusti, alimentazione e persino taglia.
E ho cambiato letture, interessi e impegno politico.
A quei tempi me ne andavo in giro a disegnare baffi sui manifesti elettorali di un Cavaliere che da imprenditore si professava come il salvatore della Nazione.
Da allora ho cambiato vita, insomma.
Sì, è vero, sono sempre stata una donna forte, e prima di esserlo, a quei tempi, ero una ragazza forte. Sin da quando sull’autobus che ci portava alle scuola superiore, a inizio anno guardavo i ragazzi nuovi, quelli che andavano in prima superiore, e che per usanza su da me al paesello venivano bullizzati dagli studenti più vecchi.
Era una sorta di rodaggio che durava circa 10 giorni, una specie di nonnismo dei poveri.
Il primo giorno capivo chi era quello più debole. Il secondo giorno gli dicevo “Siediti qui vicino a me, così ti lasceranno stare”.
Al terzo anno, ormai “i vecchi” sapevano che chi era seduto accanto a me doveva essere lasciato stare. Al quinto anno mi rifiutai di partecipare al rituale come “vecchio” e dissi ai miei coetanei che lasciavo a loro l’onorevole ruolo.
A quei tempi ero così; ero una che difficilmente cambiavo idea. Ero una ferma sulle proprie posizioni. “Se batti la testa contro un muro, si rompe il muro”, diceva mia mamma prendendomi in giro.
Oggi alla soglia dei 50 anni mi vedo molto diversa da allora. Ammetto di avere ancora quel debole per la coerenza. Ma ad oggi ho cambiato tante volte idea. Ho cambiato tante volte le mie posizioni.
Sono cambiata io.
Eppure c’è ancora chi mi racconta come quando mi conobbe anni fa. C’è ancora chi mi vede come quel busto di marmo, inscalfibile e duro che nessuno riesce ad intaccare.
Nel bene e nel male, perché in passato non mi sono poi sempre così piaciuta.
Ho fatto cose di cui mi pento. Ma le ho fatte.
Oggi mi scopro più debole, più fragile, più vulnerabile.
E con più cellulite, e la pancetta flaccida. Cosa che anni fa non avevo.
Però Beckham lo trovo bello come allora.

Pubblicato in PERLE AI PORCI | Lascia un commento

NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO

E anche San Valentino è passato.
Abbiamo brindato.
Ai ristoranti che han riaperto.
Al fare colazione seduti ad un tavolo.
Ai cappelletti al ragù.
Al vino rosso.
Alla neve che è caduta giù.
Ai baci con la lingua.
E anche un po’ all’amore, a quello dichiarato e a quello non detto.
O meglio hanno brindato. Perché io ho ripreso al ristorante e quindi ho lavorato e basta.
Poco male. Non avrei avuto granché da festeggiare.
O forse sì, anche se a volte mi sento un po’ spaiata, anche se a volte mi pare di essere l’unica che ci tiene al dirsi quanto siamo importanti a questo mondo.
E così come sempre faccio finta di niente, che non mi interessi, che tutto vada bene così.
Comunque, alla fine, in fondo in fondo, sembra vada tutto bene.
Mia sorella è stata operata al seno.
Un brutto male ha detto mia mamma che anche lei lo ha avuto.
Una cosa risolvibile? ho chiesto io che anche io l’ho avuto.
Sì ha risposto mia sorella che lei lo ha.
E’ sempre stata una positiva.
Ma sembra sia andata bene. E mia sorella è stata davvero una grande.
Supererò anche questa ha detto.
Le invidio questa grandissima fede.
Io non ce l’ho mai avuta.
Lei ha la fede che la fa lottare.
Io la testardaggine.
Entrambe ci siamo andate avanti con le nostre virtù; ognuno a modo suo.
“Sei una montanara cocciuta” mi hai detto.
“Sono una montanara sì ” ti ho risposto.
E dentro di me ho aggiunto in silenzio che non voglio aver bisogno di nessuno, di nessuno che possa rendermi fragile e vulnerabile come è successo in passato.
Questo forse mi ha tenuta a galla nei momenti difficili. La cocciutaggine.
A lei la fede.
Si dice che da domenica torneremo arancioni.
Non brinderemo più.
Perché i ristoranti non saranno più aperti.
Perché non si potrà più fare colazione seduti ad un tavolo.
Perché niente più aperitivi col vino rosso.
Perché la neve forse non cadrà più giù.
Ci resteranno i baci con la lingua.
E anche un po’ l’amore. Anche quello non dichiarato.
Anche se saremo arancioni.

Pubblicato in PERLE AI PORCI | 5 commenti

Thanks God, it’s Sunday!

I giorni di ordinaria follia

WP_20170930_12_31_04_Pro

Ci sono momenti in cui capisci che quello che stavi aspettando da tempo finalmente arriva, ci sono dei giorni in cui la tua vita cambia ed anche il cielo muta, le nuvole autunnali arrivano e tu sai che non sarà mai più nulla come prima. A volte ho paura di questi momenti, ma ne ho già passati tanti e guardo al futuro con il sorriso sulle labbra. Non amo i cambiamenti ed il movimento, e chi mi conosce lo sa bene; amo fermarmi, amo pensarmi stabile da qualche parte. Sarà quello che volete, sarà paura del non previsto, di conoscere, di confrontarmi, ma per me una vita e’ abbastanza e non credo di volerla vivere piu’ con la paura.
Amo immaginare la mia vita come l’acqua di un fiume che scorre, lungo curve ed anse, fino a rallentare in pianura e scorrere tumultuoso in montagna, ma che sempre alla fine…

View original post 591 altre parole

Pubblicato in PERLE AI PORCI | 3 commenti